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martedì 13 ottobre 2009

Il precario e l'antiprecario


La precarietà ci osserva al mattino quando siamo svegli. La precarietà ci accompagna quando, accondiscenti con noi stessi e indulgenti verso il fetore, ci accomodiamo sulla tazza per espletare il quotidiano bisogno. La precarietà ci accompagna quando i testimoni di Geova ci fermano per strada chiedendoci se abbiamo mai pensato a Dio. La precarietà ci avvolge, ci protegge dal mondo, ci umilia davanti alla tranquillità, ci culla e ci morde come un vampiro affamato.

Non siamo liberi di pensare al mondo. La tranquillità, fugace chimera presente nei libri del nostro formarci, appartiene a chi ha potuto averla. Il destarsi affamati ma convinti di potere non è il nostro piccolo mondo sperato. L'elettrocardiogramma regolare nei giorni della nostra vita è più prossimo al vicino di casa che alle vibrazioni della sveglia al mattino.

E' come vivere in un mondo senza cibo per tutti. In cui qualcuno cerca strade alternative programmando la sua vita per scansare la morte: alcuni rifuggono il dolore e si rifugiano nella banalità, nel dolce accontentarsi di qualcosa che non ci soddisfa; altri, invece, fluttuano nei vari canali cercando un posto sicuro dove arraffare per poi attendere, come le formiche. Altri ancora, cicale inconsapevoli, vivono gli anni del canto senza guardare oltre l'ultimo miglio, destinati - purtroppo - a vite di marginalità, di dissociazione dalla tangibile realtà che li abbraccia e protegge. Numerosi, poi, vivono e sopravvivono in condizione di vile nascondimento, imitando il letargo degli scoiattoli e sperando di ottenere spine come i ricci: costoro sono quelli che apparentemente sembrano farcela, quelli che ottengono i risultati, quelli che la società del capitale chiama gli arrivati. E' il trionfo della materia su secoli di speculazioni religiose, sentimentali, mentali.

Una massa informe poi può essere chiamata grigia. Turbata nel profondo, col cuore che esplode ad ogni minimo movimento del vento, si cruccia del mondo e del suo andamento. La sveglia al mattino è come una coperta rimossa dagli occhi che costringe a vivere in un mondo che si vorrebbe diverso: è un freddo avvicinarsi alle mete e un continuo rinviare a una meta ancora più distante. E' il terrore che imperversa in questa massa informe: il fiato corto, la tachicardia, la sicurezza di non farcela perchè troppo disallineati rispetto ai concetti chiave, la consapevolezza di una ignoranza superficiale forse attutita da una cultura di fondo stabile e vivace. L'incapacità di accorgersi della diversità, il desiderio di ritrovarsi come un romantico viandante munito di violino che, nelle sinuose curve di una valle tra i laghi, cerca un modo diverso di intendere il tutto.

La sveglia nella mediocrità, la condizione peggiore per la massa informe. Taluni, a volte, spinti da connaturata pigrizia si cimentano nell'arte dell'omologazione, provando - spesso con ottimi risultati - a vivere come quelle cicale che ammirano o come quelle formiche che, disprezzando, comprano. Ma è sofferenza: e ben presto ci si accorge, schifati, che soffrire è l'unica cosa che ci è data senza precarietà, assieme forse a quella tachicardia continua che assilla e deturpa ogni attimo della giornata.

Forse.

giovedì 20 marzo 2008

Prove tecniche di trasmissione


Prove tecniche di trasmissione. Sto calibrando il mio cervello, siete pregati di attendere. Nel frattempo cercherò di rendere il contenuto di tutto il grande libro in pochi versi, in poche righe. In un solo passo.

Se dopo il nichilismo nazionalsocialista servisse un irrazionalismo democratico non mi stupirei poi troppo.

Ci si prova, keep in touch.

sabato 19 gennaio 2008

Intervallo - Trionfo della giustizia proletaria.


Potevano continuare ad opporsi, potevano far saltare i ponti con il tritolo e dar fuoco alle fabbriche con olio bollente, mille gradi di puro godimento e nient'altro. Nessun futuro.

La notte in cui tutto prese fuoco era ancora vicina, sembrava ancora ansimare dietro la porta del cesso. Il respiro di uomini d'azione, proletari del nuovo mondo, era forte, denso, quasi al gusto di catarro. L'allarme quella sera non suonò, tutto sembrava molto strano, finchè il magistrato non fu li per mettere una firma, mentre le ambulanze portavano via brandelli di carne e di muro verso remoti ospedali di provincia.

La notte, fu quella, in cui iniziò la rivolta socialista. La falce e il martello fecero il loro ritorno. Per strada erano tutti quelli a cui non andava bene, a cui non girava bene che il loro porco mondo dovesse ridursi in questo modo. Per strada, manganelli alla mano e visi coperti da grossi pezzi di stoffa, non c'erano le fighette rotte in culo disobbedienti da centro sociale che poi si mamma certo che porto l'immondizia e si certo mamma che lecco per terra con la lingua che ho sporcato, quelli che no agente io quel giorno ero a un sit in di forza italia a preparare il mio futuro da agente d'assicurazioni col culo dilaniato dai cactus. Per strada, quindi, non loro, ma la vera disobbedienza portata dallo stato teorico allo stato pratico: la gente aveva fame.

Il fuoco di Torino era stato per loro come la nascita di cristo per il mondo. Un' anticipazione della morte. E furono legnate e morti di sbirri, e furono calci nel culo e sangue che colava. E fu lo scontro per cambiare le cose. E fu notte, morte e devastazione. Lo sguardo del mondo si posò speranzoso sulla dolce penisola, nella speranza che, laddove l'uomo europeo seppe darsi leggi e pene, si potesse rigenerare un nuovo sistema, un nuovo pensiero.

E tra i fuochi di torino e i roghi di venezia, tra il vaticano occupato dal popolo e dio che rinasce imperterrito, tra l'odio che avvolge ogni sprazzo di ragione e il sentire comune, lì si capì che quello non era il sistema con cui continuare.

E fu allora che ci si guardò indietro e la grande democrazia d'oltremare dovette adeguarsi, chinarsi, gestire la sua crisi e iniziare a valutare la penetrazione anale, stavolta passiva.

Il mondo doveva cambiare. Qualcuno, nel gioco dei sensi, doveva morire.

mercoledì 9 gennaio 2008

La Montagna Incantata



Sottotitolo: come esorcizzare la malattia, il potere, il demone.

Nel regno delle tenebre mi trovavo, quando la magic mountain di Thomas Mann arrivò alle mie orecchie per la prima volta. Cercavo - invero invano - di riconquistare una posizione all'interno dello scacchiere delle meraviglie internazionali, allorchè decisi che dovevo leggere e che, seguendo i consigli dell'autore a Princeton, avrei dovuto aspettare alcuni anni prima di leggere ancora.

Ora io mi trovo, mentalmente e forse anche fisicamente, nel 2034.

" Era il mese di dicembre dell'anno del signore 2007. Fu un anno etereo, con poca passione e molta dedizione al terreno, al razionale, al profitto, alla crescita. Nel rombo di tuono che pervase l'ultimo quarto dell'anno trovai la forza di riscoprire il mio essere, la mia anima, di rivalutare la mia malattia, di esteriorizzarla e di darle un nome e cognome: paura. Quando ebbi la fortuna di partecipare all'incauto gioco di rivoluzioni senz'armi, i miei occhiali erano sporchi e Thomas Mann, lui omnipresente, bussava alla mia porta chiedendo in flusso di coscienza una recensione non benevolente sui Buddenbrook.

Ma era ormai tempo di dedicarmi ad altro. E mentre un sacro e incantato amore scoppiava nel mio cuore, erompeva con potenza sublime e rivoluzionava vite usi e costumi di altri, sentii che era giunto il momento di darsi allo Zauberberg. Presi - per iniziare - una vecchia traduzione di Pocar, datata si, ma ben fatta.
Le prime pagine, come ormai è ripetuto su ogni manuale di letteratura tedesca, sono esempio da seguire di prosa letteraria. La descrizione del viaggio di Castorp verso Davos è poi qualcosa di stilisticamente perfetto.

Nel frattempo il tempo e la malattia, e il loro continuo involversi, mi davano da pensare. Il tempo, così come Mann lo vuole far sentire e la malattia, quell'alternarsi folle di Eros e Tanatos che riappare in ogni pagina del titanico romanzo. Decisi che era giunto il momento di trattare analiticamente i due concetti, di metterli per iscritto e di dare al mio flusso di coscienza la possibilità di analizzarli a dovere."

Das Ende

domenica 9 dicembre 2007

Avvento

Passare per caso nei blog di periferia, forse, è cosa buona e giusta. Mentre - e sia chiaro anche proficuamente - mi accostavo con fare cattolico alle esperienze grafiche di ex amici o ex vicini, d'un tratto mi trovo spossato e inquadrato in sterili schemi mentali. Domande che pervengono a velocità a volte spassionate, stomaci che si contorcono e nebbie - mentali ma vive come i folletti - che mi penetrano e mi sbattono e mi scopano e forse non si sa.

"Patente e libretto", mi fa lo sbirro. Ehi, amico, un attimo, ho un flusso di coscienza già ben determinato, ho da sciorinarti i miei mille libri letti e i mille gruppi musicali conosciuti. Che al giorno d'oggi, se non conosci l'arte lillipuziana e un po beat di gio' Servetti, dove credi di andare? e io che cercavo le verità inalienabili dell'uomo in montagne incantate e uomini senza qualità. Troppo lunghi, l'uomo moderno, il colto cultore di strane letterature pare non poterli leggere altrimenti il tempo stringe, e il tempo è denaro e poi prenderlo al culo gratis non è mica la stesso cosa.

Ricomincio. "patente e libretto". Senta mi chiamo Paolo  e sono stato il primo compagno di stanza del fratello del nipote del cugino di mio padre, e poi sono figlio di e nipote di e ho diritto ai sensi dellarticolo10493943 della legge 9192 sul codice di procedura anale. "come ha detto di chiamarsi?" disse il commissario Pascariello con fare western col sigaro e puzza di whisky. Paolo Retinò risposi, e con l'accento brutto sbirro idiota, che poi impazzisco e ti depenno dai servizi senz'armi.

Pare che ormai ,se non scrivi su libri riviste e giornali e non leggi i libri del nuovo canone, be tu non sia nessuno. Io continuo a perseguire la mia vecchia, funzionale strada. Una 127 a volte funziona più di una fiat stilo. Per adesso, cerco di ricomporre tutto quanto quello che mi gira per la testa.

Benzedrina, mescalina, lsd, sali minerali, gatorade. Prossima fermata, anagnina. Si prega di scendere e - magari - fate attenzione al controllore che ve lo butta al culo.

Volgarità gratuite, ma che diamine su star trek funziona

domenica 18 novembre 2007

La Terra Desolata







I can connect

Nothing with nothing T.S. Eliot


Torno a casa, nella stanza che - storia alla mano- ha affrontato ogni protosingulto della mia esistenza. Il tempo di ricollegare spazi temporali lontani ed emozioni già vissute è minimo, ma mi rendo conto in un istante di quanto possa essere desolata la Terra, nel suo animo, nel suo muoversi, nel suo sentirsi libera.

E allora mi rendo conto di non poter connettere niente con niente,. che ogni elemento della esistenza umana va letto come elemento scisso, atomico, esibizionista ma allo stesso tempo chiuso da frontiere con dazi, gabelle e scorribande, come per Kohlhaas. Se apro gli occhi, subito fuori vedo scompiglio, disperazione, aria di mare e pioggia torrenziale.

Dentro, spalmato tra grandi mura che sembrano ali, l'impressione è di grande calma, di possibilità di ricostruzione e di effetti visivi al tramonto. Dentro è l'alba, è il sole che sorge sul mare. Fuori è la tempesta che spazza e pulisce, fuori è la letteratura della crisi, dentro - ovattata - è la letteratura del compromesso, dei critici da scrivania che mangiano hashish. Spento e quasi prostrato dentro il dritto fluire dell'arte, è fuori che il mio spirito primordiale mi spinge: qui Overbeck lì Friedrich. Non potrei mai scegliere il primo in un momento così.

E allora prendo in mano il coraggio di fare le scelte, metto su la sciarpa della follia e in bocca - accesa e lampeggiante - una delle mie gauloises rosse, che mi danno senso e propulsione. In tasca, coperti da ali ancora più grosse, i frutti del mio destino e il resto delle bionde d'ordinanza. Fuori, tra diluvi da bibbia di cartone e venti che superano anche l'immaginazione, tra treni pieni di sesso a venti euro e aghi omosessuali, fuori - come nel miglior Vicky Tondelli - froci colorati e teatrini caricano il mondo di gaiezza, odi e responsabilità.

Mi sento meglio, torno a casa e penso che in fondo roma non è stata costruita in un giorno. Apro il portone e il mio cane è li.


Un rumore sordo per strada: sicuramente un rumeno che ruba, uccide, devasta. Ormai non può essere altro.

sabato 17 novembre 2007

Futurismo e Passatismo






Aggiornare un blog è una delle locuzioni peggiori che un uomo possa mai pronunciare. Però è un dato di fatto, i blog si aggiornano e quindi opporsi al dinamismo della lingua è un nonsense, è improduttivo.
Pensare che in una giornata ho attraversato l'Italia da nord a sud e da est a ovest a est mi fa veramente pensare a come funziona il mondo. Lasciata la repubblica autonoma di Trento mi sono sentito smarrito, soprattutto quando Tosi-Land mi ha accolto con il suo classico e ordinato ripetersi di mona e diocan. Poi l'Urbe con le sue gesta e poi la piccola e ridente cittadina che tanto mi ha dato e a cui tanto do, diedi, darò.

La velocità con cui ci trasliamo mi fa pensare a una dilatazione del tempo di tipo anale. Mi viene da pensare ad Heidegger e a Bergson, che col tempo hanno sviluppato anche loro alcune simpatiche pratiche di onanismo spirituale. E mi rendo conto che forse ho tolto al tempo il suo valore reale, convinto che nel mondo tutto sia normale o normato, e ho rincorso traguardi che poi, raggiunti, mi hanno penetrato con delusione e senza lubrificanti. Il risultato è che, assorbito dai servizi senza armi, sento di avere cestinato troppo tempo e - al contempo - sono terrorizzato di non riuscire a crearne più dell'altro. E nel frattempo i quotidiani quotidiani d'adige non fanno altro che pubblicare foto di gente che va in galera: loro si che il tempo lo sapranno rivalutare e odiare, loro si che sapranno imprecare contro dio quando il tempo non c'è e piangere nelle fessure dei muri quando il tempo è troppo, il cubo è stretto e le mani sono tracciate da solchi da mezzadro.
E nella notte in cui tutto sembra scorrere lento sento il continuo ticchettare di un orologio che avevo dimenticato acceso, e capisco che la differenza sta veramente nella percezione. E forse percezione si intende davvero tutto.
Ergo, la percezione è qualcosa che ti modifica la vita, ti ferisce a morte o ti addormenta.

Velocità o meno, Futurismo o meno, inizio a propendere per il meno. In uno spazio in cui l'uomo recupera il tempo, rimette i due elementi in relazione e smette vizi un tempo tanto odiati, in uno spazio dove collocarsi è difficile ma alla fine trovi il tuo cantuccio, il tuo corridoio d'aria. Lo spazio ci ingloba e il tempo ci ingabbia.


Io, intanto, scriverò qualcosa su questo segnale stradale. E' un meraviglioso invito alla demenza, un terribile concetto di potenza divina.
Agnostici d'ogni dove, tremate.

sabato 21 luglio 2007

Trento

Trento, Repubblica autonoma di Trento, esibire i passaporti si prega di scendere e di non sporcare, che noi siamo trentini e non sporchiamo e non puzziamo e poi paghiamo le tasse che invece in campania non le paga nessuno. Trento, Repubblica autonoma di Trento: noi siamo migliori che i nostri politici sono tutti persone oneste che non rubano soldi e fanno il bene della comunità perchè noi siamo gente di montagna e la gente di montagna deve essere avvantaggiata, mica quelli che vivono sulle isole tremiti.

Trento, autonome Republik von Trient: ci eravamo quasi, poi voi italiani ci avete obbligati a entrare in Italia coi fucili. E be si cesare battisti non è mai esistito.
Benvenuti a Trentoland: state attenti a non sporcare che noi i terroni non li vogliamo. State a casa vostra e lasciateci coltivare le nostre montagne che ne abbiamo diritto perchè un secolo fa qualcuno ci ha rotto le palle coi fucili.

Trento repubblica autonoma di trento: abbiamo diritto ad essere così perchè siamo così. Ci autolegittimiamo.
Nessuno che si renda conto, qui nell repubblica autonoma di trento e della val di non, che in realtà l'autonomia è una gran risorsa ma che non sta scritto da nessuna parte che uno stato te la debba garantire.
Trento repubblica autonoma montana atesina di trento.

nel corridoio

Potrebbe essere un luogo questo. O un interstizio. Quello che sia eh, però c'è flusso da autostrada del sole o autostrada Nel sole. Sai che allucinazione un'autostrada nel sole? Come se non lo fossimo già aggiungerei io, strascicando le parole per terra come quei graziosi cosi lunghi dietro ai vestiti da sposa nei matrimoni in rosso, che la sposa non è vergine, sia chiaro. Non è vergine? ma si che è vergine: nelle orecchie.Uno alza il dito: scusi dottor prete, non è vero, qui si vuole mistificare la realtà. Era il 1999, c'era spazio. C'era spazio 1999, eravamo in quattro al bar e volevamo cambiare il mondo, ma poi passò lei: lasciai cambiare il mondo agli altri e la seguii. Mi disse: ti amo. Le dissi: voglio essere il primo. Mi disse: son rimaste orecchie e naso. No che schifo nel naso no.Lo sgomento, il fastidio, il chiacchiericcio. La chiesa in subbuglio, ognuno a ricordare dove avesse penetrato la giovane donna. Il marito, lui, unico, aveva atteso anni invano. Il subbuglio finì, il prete sposò poi ci provò. Al dottor prete il naso piaceva, non si faceva scrupoli.L'organo in festa, la sposa esce, il riso in testa, il riso in faccia. E' tempo di festa, è tempo di bilanci di precisione. Che buon odore di pulito aveva la chiesa quando tutti uscirono. Odore di svelto. Odore di Svelta.

La comparazione letteraria, ovvero come infilare Haas nel Goethe degli anni migliori

Ieri ho avuto un' allucinazione letteraria. Stavo leggendo Silentium di Wolf Haas quando la comparazione europea mi è entrata in testa: d'un tratto mi è venuto in mente il mio professore di Italiano del liceo a Brindisi e il mio amico (ehemailiger Freund glaub'ich) Davide Magno. Il collegamento tra i due non sussiste, ma di fatto un filo tra due persone credo si possa sempre trovare. Il prof diceva che nella letteratura ogni opera è derivazione diretta di qualcosa già critto, mentre il Magno non mi ricordo cosa dicesse, ma forse serviva a questo Post come conditio sine qua non della sua stessa esistenza.Wolf Haas, dunque: compararlo con Faust o con qualsiasi opera di Mann è obiettivamente impossibile e infruttuoso, però se ci penso Goethe e Mann sono arrivati in Italia passando per il Tirolo, e quindi per il Brenner. Ecco quindi come Goethe si lega ad Haas: Brenner.Brennero, stazione di Brennero.Brenner, Bahnhof Brenner.Selezionare eventuale altro prodotto e ritirare il resto, grazie.Quasi quasi stasera un giro al Brennero me lo vado a fare.
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