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giovedì 18 giugno 2009

Auf Wiedersehen Rifondazione, torno dal compagno Enrico.


Non è che uno deve vincere per forza, anzi. A volte una sconfitta ti mette di fronte alla realtà meglio di qualsiasi risultato positivo. Dunque, cerco di fare un po' d'ordine.

Riguardo un video in cui il compagno Berlinguer insiste sulla questione morale e penso che in fondo tanti, oggi, non capiscono che la questione morale non significa soltanto che il cavaliere e i suoi porci alleati debbano farsi una lunga e forse inutile analisi di coscienza, ma - invece - che noi, avanguardia di un mondo nuovo e di nuove prassi dobbiamo saperci evolvere e dobbiamo perdere alcuni vizietti che, a conti fatti, non è che ci distanzino poi tanto dalle porcate berlusconiane.

Non ho la forza e le energie per combattere un sistema ormai troppo incrostato, alimentato all'infinito da funzionari vecchi e nuovi che non riescono a guardare oltre la saracinesca del circolo. Mentre il mondo intorno ci cerca, mentre operai e studenti ci vorrebbero parlare noi ci chiudiamo in stanze umide e deteriorate a parlare di operai e studenti. Mentre il mondo vira a destra e chiede una forza di sinistra nuova e veramente innovativa noi ci rinchiudiamo in palazzi d'inverno di quarta serie a parlare di una sinistra nuova, senza - però- veramente volerla realizzare.

Non me la sento e, purtroppo, so di rappresentare con queste parole gli uomori e i malumori di tantissimi compagne e tantissime compagne. Mentre una piccola parte spinge in avanti verso una politica vera noi invece preferiamo stare dentro i nostri buchi, dentro le nostre fogne, dentro i nostri muri ingialliti dal tempo. Scelta legittima, of course, solo che io non ho voglia di continuarla ad alimentare.

Non siamo in grado di fare politica vera. Io, personalmente, lo ammetto. I give up direbbero gli anglosassoni con fare elegante: ecco prendiamo esempio dal governo inglese. Dimettiamoci tutte e tutti e cerchiamo di ricominciare da zero. E non fossilizziamoci su falci martelli arcobaleni e inutili associazioni di sinistra: sono tutte realtà figlie dello stesso degenerato sistema. Ritorniamo a fare politica anzichè fare le pulci a un simbolo elettorale.

Io non ho più voglia di seguire i deliri filosovietici di alcuni, i deliri filo socialdemocratici di altri, le convinzioni finte laiche di altri ancora. Fate le vostre piccole unioni sovietiche e le vostre piccole associazioni inutili, continuate a parlare tra di voi. Io preferisco tornare ad occuparmi delle mie cose: è stato solo tempo perso.

Alè!

giovedì 19 febbraio 2009

Rifondiamo la rifondazione di rifondazione comunista.


Rifondazione Comunista non era più un blocco di granito da 300 tonnellate che esisteva di vita propria. Me ne accorsi un freddo lunedì sera trentino, tornando a casa con mille pensieri per la testa. Il processo della atomizzazione era ormai nel vivo: Rifondazione Comunista si sarebbe scissa entro l'anno in Rifondazione e Comunista, gli uni a chiedersi cosa vi fosse da rifondare, gli altri a interrogarsi sul simpatico aggettivo che da solo, però, aveva ben poco da dire. Nell' estate poi, in uno di quei pomeriggi afosi di agosto Rifonda si sarebbe definitivamente staccata da Azione: ancora una volta gli uni con fare minaccioso intimavano al popolo di rifondare qualcosa, mentre i pochi superstiti confluiti in Azione ( si dice un circolo del pavese e un gruppo di neonazi che avevano sbagliato partito a causa della coca) decidevano di prendere le armi per poi confluire in uno dei movimenti comunisti dal nome impronunciabile, tipo "essere comunisti marxisti ma non leninisti oggi nella circoscrizione elettorale XI della provincia di Verbania, principalmente in Val Dossola." Bene, in quella serata trentina tornando a casa mi resi conto che Rifondazione Comunista non era più lì, ad aspettarmi, ad esistere comunque con o senza la mia presenza. Rifondazione Comunista stava morendo, e gli unici che non lo volevano capire erano quelli che ci lavorano e i vecchi. Tutti ad arrovellarsi sulle cause, a credere che la colpa fosse dell'idiozia politica di Nichivendola.


La tristezza poi mi avvolse come miele. Sentivo che per me gli spazi politici si chiudevano. Rifondazione quasi non la sentivo più mia, in mano a burocrati stalinisti e ad idioti/e convinti/e di essere dei leader. I Camionisti Italiani neanche a parlarne, anche se un quarto iscritto lo avrebbero gradito. Sinistra democratica bleach, è più facile iscriversi alla massoneria, e d'altro canto hai il vantaggio che appena aderisci diventi il capo. Movimento per la sinistra una merda: un controsenso politico. Un movimento fermo che nasce dall'alto dovrebbe chiamarsi "Sto fermo e aspetto, e magari vado a sinistra". Il PD invece contenitore di basabanchi inutili e con l'ano rivolto a piazza sanpietro.


Niente era più mio. Tutto si era dissolto. La decisione migliore era forse di lasciar perdere tutte le contraddizioni e di votare Berlusconi, così come gli altri. Un po' di vasella la prima volta, poi ti ci abitui. Almeno se lo voti non sei obbligato a fargli la guerra, e hai anche il diritto di criticarlo se non rispetta il programma.


Dopo tutto il farneticare, accesi una gustosa sigaretta al profumo di tranquillanti e decisi di pensare. La soluzione, pensai, era lasciare stare. Lasciare la politica fatta in prima persona, dedicarsi alle proprie attività aspettando tempi più propizi.

Solo che mentre fuori il vento della rivoluzione è impetuoso, scegliere è difficile.


Male che vada, vado a Sanremo a parlare male di froci, pulsioni sessuali e quant'altro.

Non ci resta che piangere.

venerdì 16 maggio 2008

Per chi suona lo schifo

Lo so non dovrei. Ma in un paese schifoso senza rotta, che nel suo futuro prossimo vede solo sterco, corruzione e malcostume, condito con olio di mafia da non pronunciare, be' in questo paese io mi ritrovo a servirmi delle parole di Bagnasco (sic!) perchè coerenti, giuste e democratiche. Speravo di non dovermi mai trovare in una situazione del genere.

Nella speranza che possiate leggerlo, questo è il link da Repubblica.it

Purtroppo, col paese che cade in basso stiamo affondando tutti. La soluzione, la migliore, è riprendere le armi e fare vedere a questi fiacchi e deboli cow boy napoletani da pianura padana come funziona veramente il mondo. E far vedere loro a cosa può portare l'esasperazione, la violenza, l'odio che ogni giorno cercano di instillare nelle coscienze della gente.

E pare che nessuno - e dico nessuno - riesca a vedere la somiglianza tra le ronde e le prime squadracce fasciste. Stessi metodi, simili obiettivi.

Se si esagererà, ve lo promettiamo: ci troverete in piazza con i fucili, nelle vostre sedi con le bombe, nei boschi armati fino ai denti a difendere la nostra repubblica. E vedrete che la smetterete di far passare il 25 aprile per una festa di comunisti.

I partigiani esistono ancora. Fate attenzione.

giovedì 20 marzo 2008

Prove tecniche di trasmissione


Prove tecniche di trasmissione. Sto calibrando il mio cervello, siete pregati di attendere. Nel frattempo cercherò di rendere il contenuto di tutto il grande libro in pochi versi, in poche righe. In un solo passo.

Se dopo il nichilismo nazionalsocialista servisse un irrazionalismo democratico non mi stupirei poi troppo.

Ci si prova, keep in touch.

sabato 19 gennaio 2008

Intervallo - Trionfo della giustizia proletaria.


Potevano continuare ad opporsi, potevano far saltare i ponti con il tritolo e dar fuoco alle fabbriche con olio bollente, mille gradi di puro godimento e nient'altro. Nessun futuro.

La notte in cui tutto prese fuoco era ancora vicina, sembrava ancora ansimare dietro la porta del cesso. Il respiro di uomini d'azione, proletari del nuovo mondo, era forte, denso, quasi al gusto di catarro. L'allarme quella sera non suonò, tutto sembrava molto strano, finchè il magistrato non fu li per mettere una firma, mentre le ambulanze portavano via brandelli di carne e di muro verso remoti ospedali di provincia.

La notte, fu quella, in cui iniziò la rivolta socialista. La falce e il martello fecero il loro ritorno. Per strada erano tutti quelli a cui non andava bene, a cui non girava bene che il loro porco mondo dovesse ridursi in questo modo. Per strada, manganelli alla mano e visi coperti da grossi pezzi di stoffa, non c'erano le fighette rotte in culo disobbedienti da centro sociale che poi si mamma certo che porto l'immondizia e si certo mamma che lecco per terra con la lingua che ho sporcato, quelli che no agente io quel giorno ero a un sit in di forza italia a preparare il mio futuro da agente d'assicurazioni col culo dilaniato dai cactus. Per strada, quindi, non loro, ma la vera disobbedienza portata dallo stato teorico allo stato pratico: la gente aveva fame.

Il fuoco di Torino era stato per loro come la nascita di cristo per il mondo. Un' anticipazione della morte. E furono legnate e morti di sbirri, e furono calci nel culo e sangue che colava. E fu lo scontro per cambiare le cose. E fu notte, morte e devastazione. Lo sguardo del mondo si posò speranzoso sulla dolce penisola, nella speranza che, laddove l'uomo europeo seppe darsi leggi e pene, si potesse rigenerare un nuovo sistema, un nuovo pensiero.

E tra i fuochi di torino e i roghi di venezia, tra il vaticano occupato dal popolo e dio che rinasce imperterrito, tra l'odio che avvolge ogni sprazzo di ragione e il sentire comune, lì si capì che quello non era il sistema con cui continuare.

E fu allora che ci si guardò indietro e la grande democrazia d'oltremare dovette adeguarsi, chinarsi, gestire la sua crisi e iniziare a valutare la penetrazione anale, stavolta passiva.

Il mondo doveva cambiare. Qualcuno, nel gioco dei sensi, doveva morire.

sabato 17 novembre 2007

Futurismo e Passatismo






Aggiornare un blog è una delle locuzioni peggiori che un uomo possa mai pronunciare. Però è un dato di fatto, i blog si aggiornano e quindi opporsi al dinamismo della lingua è un nonsense, è improduttivo.
Pensare che in una giornata ho attraversato l'Italia da nord a sud e da est a ovest a est mi fa veramente pensare a come funziona il mondo. Lasciata la repubblica autonoma di Trento mi sono sentito smarrito, soprattutto quando Tosi-Land mi ha accolto con il suo classico e ordinato ripetersi di mona e diocan. Poi l'Urbe con le sue gesta e poi la piccola e ridente cittadina che tanto mi ha dato e a cui tanto do, diedi, darò.

La velocità con cui ci trasliamo mi fa pensare a una dilatazione del tempo di tipo anale. Mi viene da pensare ad Heidegger e a Bergson, che col tempo hanno sviluppato anche loro alcune simpatiche pratiche di onanismo spirituale. E mi rendo conto che forse ho tolto al tempo il suo valore reale, convinto che nel mondo tutto sia normale o normato, e ho rincorso traguardi che poi, raggiunti, mi hanno penetrato con delusione e senza lubrificanti. Il risultato è che, assorbito dai servizi senza armi, sento di avere cestinato troppo tempo e - al contempo - sono terrorizzato di non riuscire a crearne più dell'altro. E nel frattempo i quotidiani quotidiani d'adige non fanno altro che pubblicare foto di gente che va in galera: loro si che il tempo lo sapranno rivalutare e odiare, loro si che sapranno imprecare contro dio quando il tempo non c'è e piangere nelle fessure dei muri quando il tempo è troppo, il cubo è stretto e le mani sono tracciate da solchi da mezzadro.
E nella notte in cui tutto sembra scorrere lento sento il continuo ticchettare di un orologio che avevo dimenticato acceso, e capisco che la differenza sta veramente nella percezione. E forse percezione si intende davvero tutto.
Ergo, la percezione è qualcosa che ti modifica la vita, ti ferisce a morte o ti addormenta.

Velocità o meno, Futurismo o meno, inizio a propendere per il meno. In uno spazio in cui l'uomo recupera il tempo, rimette i due elementi in relazione e smette vizi un tempo tanto odiati, in uno spazio dove collocarsi è difficile ma alla fine trovi il tuo cantuccio, il tuo corridoio d'aria. Lo spazio ci ingloba e il tempo ci ingabbia.


Io, intanto, scriverò qualcosa su questo segnale stradale. E' un meraviglioso invito alla demenza, un terribile concetto di potenza divina.
Agnostici d'ogni dove, tremate.

giovedì 23 agosto 2007

L'estate sta finendo. Aschenbach è morto. E la signorina Buddenbrook ansima.


L'estate sta finendo. Non è la solita banale cattolica canzoncina da gettone, ammesso che ancora lo troviate un gettone. Finendo, gerundio presente del verbo finire: ergo ritorno a Trento, tra le MIE meravigliose e protettrici dolomiti e dietro le simpatiche e ristorative mura. I buoni propositi, così come i tentativi di fondare nuovi partiti unitari, sono andati tutti quanti via con l'acqua del cesso: avrei voluto simpaticamente leggere l'opera omnia di Thomas Mann e mi sono ritrovato con un'angosciante e non molto lubrica morte a Venezia e con un accennato inizio di famiglia Buddenbrook, anche perchè l'impolitico non lo trovo in edizione assegno da non postdatare.
Tutto questo per dire a me stesso che il sole va via, il mare diventa quello di Rimini e il mio culo, quello si gott sei dank, rimane sempre il mio culo. E' stata un'estate strana, complice di strani pensieri, di rinnovati vigori e di rafforzati stimoli. Sperando che non arrivi il colera asiatico, come nella mitica e un po' pederastica Venezia del tommaso manno.

Inserite un gettone anale.

Vittorie, Nadi, Cognate e servizi civili. Inserimento nella classe docente trentina. Tentativi di riqualificazione mentale personale.

Sempre e comunque: voglia di mettermi in gioco, di scrivere ora più che mai, di raggiungere nuovi limiti e nuove consapevolezze della finitezza umana. Voglio sentirmi ancora umano, arrivare al border della conoscenza estrema e rendermi conto che di là c'è la sana follia che mi accompagna da tempo.
Contro il logorìo della vita moderna: Autosostentamento.

Diocà.
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