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venerdì 12 dicembre 2008

Voglia di autodistruzione: relazione sulle prove tecniche di realizzazione.


La nostra elite, la nostra piccola elite di professori, maestri, cultori dell'arte politica. Tanti veggenti del comunismo ormai morti, tanti fautori della miracolosa sinistra unica ed unita per sempre amen che dovrebbe salvarci dal declino politico. Ciascuno pronto e convinto che la sua posizione sia quella giusta, che la sua idea sia inevitabile.

Il politicismo, l'elitarismo di riunioni di presunti condottieri ci distrugge, ci annienta. Ci si incontra in circoli nascosti come topi nelle fogne, si definiscono contratti per il futuro, si avvicina la ormai mitica sinistra diffusa e della base, si fa opera di lecchinaggio verso chi nel democraticopartito d'italia non vuole starci, ma coi comunisti no che mi sporco le mani. Ci si parla uno con l'altro, tutte persone che non hanno mai, nella loro vita, assaporato con piacere il lavoro.

In nome dell'inclusione ci si nasconde per evitare di far sapere, in nome della sinistra unita si escludono i soggetti possibilmente contrari, alla faccia della democrazia. E in tutto questo a nessuno viene in mente che forse il problema non è un nome, non è una falce o un martello, non è chi ha ragione nella classe dirigente. Il problema è che la politica bisogna farla e non dirla, la politica è coinvolgimento e partecipazione, è voglia di rompere le palle. La politica ha bisogno dei suoi circoli come pane, ma ha bisogno della partecipazione e del fare come acqua.

Evidentemente però i tanti chiacchieroni organizzatori di eventi contrapposti di questi giorni non sono in grado di far politica. Sono solo in grado di far chiacchiere da bar, di organizzare riunioni, tavoli di lavoro in cui una piccola elite deciderà la composizione di un'altra piccola elite. Evidentemente tanta gente non è più in grado di far politica, e per sopperire alle sue lacune cerca di nascondersi dietro al nuovo simbolo o di aggrapparsi come a una scialuppa al vecchio simbolo. Mancano i contenuti, e questo pare che non lo abbia capito nessuno. I contenuti.

Se continuiamo così, anche noi finiremo per essere un triste centro sociale capitalista con l'orso. Non abbiamo chance alternative.

Nel frattempo là fuori la gente ci aspetta, ci chiama, vuole sentire qualcuno che li rappresenti. Nel frattempo stiamo vivendo un conflitto sociale enorme, e corriamo il rischio che - mentre noi discutiamo del nulla - qualcuno arrivi a lavorare su questo conflitto prima di noi, e forse anche meglio.

Io, comunque, qualsiasi cosa succeda: sto a sinistra di tutto. Berlinguer, ti voglio bene.
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