Giornata post-elezioni atto quarto.E come ormai è prassi tra quelli che te l'avevano detto e quelli che invece sostenevano il contrario il giorno dopo le elezioni si discute di politica, o meglio: dei risultati a cui la politica ci ha condotti. Questa notte si è materializzato, aleggiante da tempo ma visibile solo in prossimità del solstizio d'estate, il fantasma a cui la nostra arroganza e l'ignoranza maschile e muscolosa dei nostri dirigenti ci stava portando da mesi: siamo fuori. Ma non fuori dal parlamento (quello sarebbe un problema minimo per un partito comunista), quanto piuttosto fuori dal flusso di persone che ci scorre intorno, fuori da quella che qualcuno definisce la società civile.
Eppure i risultati ci devono portare ad una riflessione, semplice ma non semplicistica. Nichi Vendola e la sua follia politica e Rifondazione con la sua segreteria auf jeden Fall hanno intrapreso due strade divergenti e, pertanto, sbagliate. Hanno inoltre deluso tutta la vivace e propositiva militanza di rifondazione che, da un giorno all'altro, si è trovata con dirigenti nazionali di partito oggettivamente non all'altezza i quali, a cascata, hanno generato una serie di dirigenti locali anche loro non all'altezza, tutto in nome di concetti che dovrebbero essere lontani, anzi lontanissimi, dalla logica operativa di un partito che si dice comunista: i personalismi, i rancori tra mozioni, le bande armate. Tutte cose per gente che la vita di partito la vede alla stregua del dopolavoro ferroviario o del cral poste, e non come la speranza di costruire, con compagne e compagni, un futuro diverso, migliore, libero.
Noi, risorse positive, propositive e innovative di questo sistema siamo invece costretti e costrette a farci da parte, a lavorare su schemi vecchi di anni anche quando sembrano rimessi a nuovo come fa il compagno Vendola; noi, quindi, a lato di un sistema governato dal vecchio, che non coglie - perchè inabile o volutamente cieco - la necessità di una innovazione dal basso e di un rinnovamento non anagrafico, ma programmatico. Noi che il mondo vorremmo cambiarlo perchè ci vivremo siamo pertanto costretti e costrette a vivere nella prigione di una vecchia politica che, a seconda del vento, si cosparge con essenze di marxismo, sinistra, libertà, anticapitalismo, salvo poi ricredersi, cambiare tutto, smentire, con la stessa identica logica del cavaliere Berlusconi.
Una sconfitta, quindi, che non è la sconfitta di un partito, ma di quella parte di partito che i vari Vendoli-Ferreri-Grassi-Diliberti-Mussi-Favi (tutti uomini, of course) hanno voluto tenere nascosta per un semplice motivo: turbava e minava la loro debole leadership senza fondamenta. Siamo stati sconfitti perchè siamo stati incapaci di combattere il vecchio col nuovo, ma anche perchè nessuno - tra i signori della guerra - la scorsa estate ci ascoltava quando - a voce alta - chiedevamo alla classe dirigente di fare un passo indietro. Troppo difficile per Grassi, Ferrero & co: ora avevano in mano il partito, distrutto ok, ma vuoi mettere essere al governo del partito delle banane? Troppo difficile anche per Vendola e Migliore (??): siamo troppo snob, abbiamo la erre un po' moscia non faremo mica l'opposizione a dei comunisti che parlano di operai e dicono che bisogna uscire dai salotti. Dai, amiche, usciamo da questi vecchi comunisti con la barba tipo marx e facciamo la vera sinistra, si dai, ancora!
In tutto questo, preparando ancora una volta la lettera di dimissioni dal partito della rifondazione comunista, lancio un grido d'allarme: cara classe dirigente, fatti da parte perchè non sei all'altezza. Forse non lo sarò neanche io, anzi ne sono certo, ma perlomeno non cerco di convincermi del contrario e non mi atteggio da grande condottiero di popoli e genti. Fatti da parte perchè ora è necessario lavorare per costruire una sinistra nuova, che sia comunista e anticapitalista ma anche aperta a posizioni meno radicali. Un partito di popolo che sappia accettare anche chi la pensa diversamente senza vederlo necessariamente come una tessera menscevica da eliminare. Un partito nuovo che sappia andare tra la gente non a parole, ma coi fatti, senza necessariamente piazzarsi davanti ad una fabbrica in nome della classe operaia. Ecco, la classe operaia va in paradiso, sappiateci andare anche voi. Fatevi da parte ma non sparite, restate come riferimento ma non come guide, restate come senatori ma non come governanti.Fateci fare la Rifondazione della Rifondazione. Perchè è il movimento in cui possiamo vivere e in cui ci possiamo giocare il nostro futuro. Se siete nostalgici di tempi andati, per favore andate via. La politica si fa per cambiare lo stato di cose, non per ricordarsi delle elezioni dell'83.
Mi metto in standby. Fra un po' di mesi tornerà a pensarci.
Auf Wiederschauen.

