Un amore folle. Alcune righe scritte male. Lettere mai spedite.
Il ritorno, ma solo in sogno. La speranza, ma forse un cruccio.
Una noce e due elementi. La costruzione di un amore.
Here is the house where it all happened. Lost tender moments under this groove.
Corpo e anima. Depeche Mode e Nostalgia.
Leidenschaft & Sehnsucht.
Ogni viso, ogni passante il solito volto.
Candido, puro, eccentrico. Amarla e non poterla avere.
Prove Tecniche di decorazione mentale.
Fu allora che Alx prese la decisione. Era ubriaco, per strada qualcuno l'aveva pestato e di certo non sarebbe bastata una qualsiasi aspirina, neanche quelle con un milione di ormoni dentro. Poi d'un tratto un lampo s'aprì.
La rivoluzione era iniziata: la rivoluzione in cui lui tanto aveva sperato era iniziata. Solo che Il povero amico non aveva forze, tempo, armi e spiriti per prendervi parte. Decise di passare il turno, tirò il dado e venne fuori un mediocre 4, un quattro di provincia, un quattro di letteratura da nebbia.
Tirò via tutto, diede una botta da naso al tabacco da fiuto e bevve ampi e raggianti sorsi di pozioni alcoliche al gusto di limone. Non c'è più la vodka di una volta, pensò sicuramente.
Si girò, l'alcool saliva in gola, si girò di nuovo chiuse gli occhi e venne. Il sonno era l'unico orgasmo su cui contava.
Il giorno dopo, disse dentro di sé, il giorno dopo l'avrebbe fatta finita con questa finta vita. Come, non lo volle mai spiegare a nessuno. Ma lo fece, certo che lo fece.
L'alcool divenne il suo unico dio. Lo scopò.
Lei, ormai, lo aveva dimenticato: velocità da centometrista pensò. Fu il suo ultimo pensiero.
giovedì 25 ottobre 2007
venerdì 19 ottobre 2007
bestemmie d'amore e necessità umane.
Quali criteri individuare, quali stimoli seguire, quali possibilità di realizzazione designare come buone, valide, permanenti. In un esempio di scrittura malata, di scrittura creativa, tutto potrebbe essere ricollegato a sprazzi di sorpassi in autostrade del sole.
Se in mente Blu non era ancora morta, se nell'evoluzione narrativa della storia era ancora viva, il brano sintattico-semantico-pragmatico della sua morte per erba sull'erba era già pronto da anni. La sofferenze e il dilaniamento mentale di narrare un personaggio che, lo si sa, è destinato a morire perchè il pezzo della sua morte è già stato scritto è un'esperienza devastante. Passare quel fine settimana da solo, nel mezzo del cammin della sua vita lo portò alla completa elaborazione del lutto e alla piena presa di coscienza che quello che era successo era inevitabile, inestinguibile e in-procrastinabile. Chè la sua vita sarebbe andata avanti da sola, senza vincoli e senza lacci, ma con l'infelicità portante della sua struttura che gli rovinava l'animo, lo spirito, il cervello e anche le unghie della mano destra. Graffiava i vetri per non pensarci, per non pensare a tirate di capelli che lo avevano portato a scrivere di argomenti fuori luogo senza neanche guardare la tastiera della sua olivetti, perchè tanto i tasti li conosceva a memoria e guardare fuori poteva soltanto ispirarlo. Poi, pensava, un errore non poteva far altro che arricchire il testo di sofferenza e di pathos, serviva ed era necessario per far capire che quella non era letteratura piallata, studiata, premeditata. Era l'esaltazione della innenwelt, era la vittoria ti tanathos su eros, era il declino inarrestabile di una pianta di carciofi alla liquirizia.
Si alzò e si strinse nelle spalle, bestemmio come sempre, con vigore e con odio. Sceso per strada capì che l'unica cosa che poteva salvarlo era la rivoluzione permanente. Contro tutto, contro il sistema, contro chi è contro il sistema, contro chi obbedisce e contro chi disobbedisce. Contro chi ti tiene a consumo e contro chi ti accetta come parassita. Contro la società e contro l'antisocietà, contro la verginità e contro la dilatazione senza misura di ogni vagina possibile. La soluzione, finale forse, era sprangare e farsi strada. Ripulire e andare avanti senza pretendere per forza di voler seminare il proprio seme. La polvere lo iniziava a infastidire.
I sindacati, le strutture, i partiti, i movimenti e quant'altro. Tutto doveva rientrare nella sua logica di smantellamento globale. Voleva rifondare tutto dall'inizio.
Poi per strada un lampo, un rumore di fuoco, un lento scorrere di sangue per i tombini. La rivoluzione, povero lui, era già iniziata.
Se in mente Blu non era ancora morta, se nell'evoluzione narrativa della storia era ancora viva, il brano sintattico-semantico-pragmatico della sua morte per erba sull'erba era già pronto da anni. La sofferenze e il dilaniamento mentale di narrare un personaggio che, lo si sa, è destinato a morire perchè il pezzo della sua morte è già stato scritto è un'esperienza devastante. Passare quel fine settimana da solo, nel mezzo del cammin della sua vita lo portò alla completa elaborazione del lutto e alla piena presa di coscienza che quello che era successo era inevitabile, inestinguibile e in-procrastinabile. Chè la sua vita sarebbe andata avanti da sola, senza vincoli e senza lacci, ma con l'infelicità portante della sua struttura che gli rovinava l'animo, lo spirito, il cervello e anche le unghie della mano destra. Graffiava i vetri per non pensarci, per non pensare a tirate di capelli che lo avevano portato a scrivere di argomenti fuori luogo senza neanche guardare la tastiera della sua olivetti, perchè tanto i tasti li conosceva a memoria e guardare fuori poteva soltanto ispirarlo. Poi, pensava, un errore non poteva far altro che arricchire il testo di sofferenza e di pathos, serviva ed era necessario per far capire che quella non era letteratura piallata, studiata, premeditata. Era l'esaltazione della innenwelt, era la vittoria ti tanathos su eros, era il declino inarrestabile di una pianta di carciofi alla liquirizia.
Si alzò e si strinse nelle spalle, bestemmio come sempre, con vigore e con odio. Sceso per strada capì che l'unica cosa che poteva salvarlo era la rivoluzione permanente. Contro tutto, contro il sistema, contro chi è contro il sistema, contro chi obbedisce e contro chi disobbedisce. Contro chi ti tiene a consumo e contro chi ti accetta come parassita. Contro la società e contro l'antisocietà, contro la verginità e contro la dilatazione senza misura di ogni vagina possibile. La soluzione, finale forse, era sprangare e farsi strada. Ripulire e andare avanti senza pretendere per forza di voler seminare il proprio seme. La polvere lo iniziava a infastidire.
I sindacati, le strutture, i partiti, i movimenti e quant'altro. Tutto doveva rientrare nella sua logica di smantellamento globale. Voleva rifondare tutto dall'inizio.
Poi per strada un lampo, un rumore di fuoco, un lento scorrere di sangue per i tombini. La rivoluzione, povero lui, era già iniziata.
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