giovedì 27 settembre 2007

Vado Veloce sulla Noce


Vado veloce, su questa noce. Un brandello di legno, stile zattera della medusa. Un manipolo di disperati che sente quel legno scosso e intriso di umano come l'unica e l'ultima possibilità: se lo molli, se non ti aggrappi, se ti addormenti, caschi giù e il mare ti trascina verso coordinate diverse, gli squali ti accolgono come dono di Dio. L'ultimo sforzo, l'isola che non c'è adesso c'è ed è vicina, solo un altro ultimo sacrificio.
Dopo aver attraversato il deserto a piedi Bak era convinto che null'altro lo avrebbe potuto scalfire. Quindici giorni di migrazione transcontinentale, partendo dall'Africa più nera, vera e profonda per arrivare all'altra Africa, quella che si affaccia sul mare nostrum e sull'occidente, quella che aldilà del mare vede nuove speranze, quella di Cartagine e delle guerre puniche. Quando arrivò in Libia Bak non riconosceva più nulla: la pelle si era schiarita, l'odore della sabbia era diverso e nessun sentore di antichi e strani riti pervadeva le strade, le case, le scrivanie, le prigioni. Chiuso in se stesso, unico parlante di una lingua antica in mezzo ad un gruppo di rumorosi e animati francofoni, raccolse le braccia e le ginocchia e, unite le palpebre, partì dal suo passato e lo usò per pensare al futuro che c'era oltre quell'acqua nera e blu; nella sua profonda ignoranza scolastica (una ben fatta seconda elementare) fece cenno a se stesso e si interrogò sul valore della sua vecchia vita, sul perché del migrare coatto, sul suo sogno di tornare indietro da conquistatore, a comprare case e macchine per amici, parenti e donne da tenere strette.
L'Europa, quella stessa Europa che si sentiva padrona del suo guscio nazionale e che vi aveva fatto prosperare i suoi traffici, L'Europa Colonialista, era l'unica immagine che aveva del vecchio continente: senza rabbia, senza desiderio di vendetta politica. Era davvero l'unica cosa che sapeva: pensava che l'Europa fosse ancora un contenitore di ridicoli soldati bianchirossiblu con la erre moscia, con pennacchi strani e armi spropositate, pensava che non fosse nient'altro.
Questa immagine divenne l'unico suo pensiero dall'ingresso nell'uovo senza finestre fino al momento della dipartita direzione europa si prega di avvicinarsi al checkin.

martedì 25 settembre 2007

Prove tecniche di chiarimento


So che dovrei mettere un link, ma non lo voglio fare. E sicuramente non credo che Luttazzi visiti questo Blog. E se anche dovesse farlo non credo che per lui sarebbe un grande problema leggere un suo articolo copiatoeincollato dal suo blog. Io cito ( e con piacere) la fonte (www.danieleluttazzi.it) sito che tra l'altro vi invito a visitare.

IL COSA E IL COME

di Daniele Luttazzi

Su Beppe Grillo ho tutta una serie di riserve che riguardano il cosa e il come. Spunti per una riflessione, niente di più: Grillo è ormai un tesoro nazionale come ( fatevi da soli il paragone: è la "democrazia dal basso" ) e a caval donato non si guarda in bocca. Certo non mi auguro che finisca come Benigni, a declamare Dante in braccio a Mastella. ( Il Benigni di vent'anni fa si sarebbe fatto prendere in braccio da Mastella solo per pisciargli addosso. E una volta l'ha fatto! Bei tempi. )

AVVERTENZA AI FIGLI DI BUONA DONNA
I figli di buona donna che allignano nei bassifondi della repubblica mediatica saranno tentati di strumentalizzare questo post ( " LUTTAZZI CONTRO GRILLO " ) per dare addosso in modo becero a Beppe, come hanno già fatto inventandosi l'insulto a Marco Biagi durante il V-day. L'alternativa è che me ne stia zitto per evitare l'ennesimo circo: ma dovete ammettere che il tema è troppo interessante, e tacere sarebbe, in fondo, come subire il ricatto dei figli di buona donna. Ho aspettato tre giorni, così almeno ho evitato il rendez-vous immediato. ( L'informazione all'italiana prevede infatti: giorno uno, la notizia; giorno due, la polemica; giorno tre, i commenti sulla polemica; giorno quattro: parlare d'altro. E invece eccomi qua. ) Se questa precauzione non dovesse bastare, vorrà dire che chi ne approfitterà finirà dritto dritto in uno speciale elenco dei bastardi che mi stanno sulle palle.
( Sul quaderno apposito ho già scritto " volume uno ". )

IL COSA
In soldoni, la proposta di legge per cui Grillo ha raccolto 300mila firme mi sembra che faccia acqua da tutte le parti.

Primo, perchè un parlamentare con più di due legislature è una persona la cui esperienza può fare del bene al Paese. Pensiamo a gente del calibro di Berlinguer o di Pertini ( talenti che non ci sono più, ma questo è un problema che non risolvi con una legge, ci vorrebbe il voodoo ). Grillo li manderebbe a casa dopo due legislature, in automatico. Perchè "i politici sono nostri dipendenti." Le accuse di populismo che gli vengono rivolte sono qui fondatissime, specie quando lui le rigetta usando non argomenti che entrino nel merito, ma lo sfottò, che è sempre reazionario. ( "Gli intellettuali con il cuore a sinistra e il portafoglio a destra hanno evocato il qualunquismo, il populismo, la demagogia, uno con la barba ha anche citato, lui può farlo, Aristofane, per spiegare il V-day." Non è "uno con la barba": è il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, filosofo, che ha espresso civilmente il suo parere contrario, argomentando. )

Due, perchè chi è condannato in primo e secondo grado non lo è ancora in modo definitivo. In Italia i gradi di giudizio sono tre. Il problema da risolvere è la lentezza della giustizia. I magistrati devono avere più mezzi, tutto qui. ( "Tutto qui" è ovviamente l'understatement del secolo. )

C, perchè poter esprimere la preferenza per il candidato ha dei pro e dei contro che si bilanciano ( come il modo attuale ). E' un metodo che in passato, ad esempio, non ha impedito ai partiti di far eleggere chi volevano ( collegi preferenziali eccetera ) . Nè ha impedito alla gente di scegliere, col voto di preferenza, degli autentici filibustieri.

L'illusione alimentata da Grillo è che una legge possa risolvere la pochezza umana. Questa è demagogia.

Ma non è solo il cosa. E' soprattutto IL COME. Un esempio: dato che Di Pietro ha aderito alla sua iniziativa, Grillo ha detto:-Di Pietro è uno per bene.- Brrrr. Quindi chi non la pensa come Grillo non lo è? Populismo.

L'anno scorso, a Padova, gli "amici di Grillo" avevano riempito il palazzetto dove avrei fatto il mio monologo con volantini WANTED che mostravano la foto dei politici condannati. Li ho fatti togliere spiegandone la demagogia: gli amici di Grillo puri e buoni contro i nemici cattivi. Quando arriva Django?

Lenny Bruce sosteneva, a ragione, che chi fa satira non è migliore dei suoi bersagli. Se parli alla pancia, certo che riempi le piazze, ma non è "democrazia dal basso": al massimo è flash-mobbing.

AMBIGUITA'
Grillo si guarda bene dallo sciogliere la sua ambiguità di fondo: che non è quella di fare politica ( satira e teatro sono politici da sempre, anche se oggi c'è bisogno di scomodare Luciano Canfora per ricordarcelo ) ( -Canforaaaaa!- ), ma quella di ergersi a leader di un movimento politico volendo continuare a fare satira. E' un passo che Dario Fo non ha mai fatto. La satira è contro il potere. Contro ogni potere, anche quello della satira. La logica del potere è il numero. Uno smette di fare satira quando si fa forte del numero di chi lo segue. ( La demagogia è naif. Lo sa bene Bossi, che ieri gli ha pure dato dell'esagerato: perchè una cosa sono i fucili, una cosa ben diversa è il vaffanculo. )

Scegli, Beppe! Magari nascesse ufficialmente il tuo partito! I tuoi spettacoli diventerebbero a tutti gli effetti dei comizi politici e nessuno dei tuoi fan dovrebbe più pagare il biglietto d'ingresso. Oooops!

- I partiti sono il cancro della democrazia.- dice Grillo, servendosi di una cavolata demagogica che era già classica all'epoca di Guglielmo Giannini. Come quell'altra, secondo cui " in Italia nulla è cambiato dall'8 settembre del 1943 ". Ma va' là!

Adesso Grillo esalta la democrazia di internet con la stessa foga con cui dieci anni fa sul palco spaccava un computer con una mazza per opporsi alla nuova schiavitù moderna inventata da Gates. La gente applaudiva estasiata allora, così come applaude estasiata ora. Si applaude l'enfasi.

Il marketing di Grillo ha successo perchè individua un bisogno profondo: quello dell'agire collettivo. Senza la dimensione collettiva, negata oggi dallo Stato e dal mercato, l'individuo resta indifeso, perde i suoi diritti, non può più essere rappresentato, viene manipolato. E' questo il grido disperato che nessuno ascolta. La soluzione ai problemi sociali, economici e culturali del nostro Paese può essere solo collettiva. A quel punto diventerebbe semplice, anche per Grillo, dire:- Non sono il vostro leader. Pensate col vostro cervello. Siate voi il cambiamento che volete vedere nel mondo.-

lunedì 24 settembre 2007

Vizi da smettere


Alx in quel periodo era nervoso. Dormiva poco di notte e quando ci riusciva, dopo il valium dell'aldilà e una quintalata di false certezze da raccontarsi, soffriva di continui attacchi di panico che bloccavano ogni deposito onirico e facevano razzia di sicurezze e tentativi di stabilità. L'ansia e l'angoscia delle notti si gettavano senza filtro nel nervosismo diurno, nelle continue incomprensioni e nei desideri di cambiare qualcosa che si voleva mantenere stabile. La tensione tra giorno e notte, però, iniziava a produrre stati d'animo negativi, lunghi momenti vegetativi e conati di vomito e di dolore e di acidità che gli facevano ricordare il brutto periodo in cui Divina e Gin gli annebbiavano la mente. Le impanicate notturne, poi, lo rendevano impenetrabile da qualsiasi concetto dovesse incamerare per cercare di recuperare qualcosa - e dico solo qualcosa - della lurida vita che ormai conduceva da anni.

Una sera era fermo e attendeva un autobus mai puntuale sotto la solita pensilina, come quelle dei film americani. La corriera - anzi l'autobus - sarebbe arrivata soltanto mezz'ora dopo e non avrebbe condotto nessun cercatore d'oro nel Klondike, ma solo feccia e disperati e cercatori d'uccelli verso la periferia sud della metropoli, che cresceva e si dimenava, e sempre più assomigliava a un alveare pieno di api sterili e lubriche. Quando l'autobus giunse per la via e si fermò strisciando sul marciapiede della pensilina Alx salì, senza pensieri, prese posto e fece per girare un po' di tabacco con le sue mani corrugate e sfatte, centro emozionale di mille divine iniezioni di verità
Ma il sonno lo prese, lo tirò via dalla stupefacente passata verità e lo penetrò con forza e vigore tali da ricordare viriliimprese di rocchisiffredi in pensione. Quando si svegliò il mercato dei rumeni si era sostituito alla città, sotterfugi di diversa origine si mescolavano nella melma e lui, sopraffatto dallo schifo non potè far altro che mandar giù due lattine di birra con due dita di whisky, giusto per non sentire lo schifo, la merda, l'aria e la Divina nei cessi della stazione.

giovedì 20 settembre 2007

Spaventose quantità di meteoriti.

Quando un libero soggetto circolante si sente soggetto a sperequazioni incomprensioni e volture al pra di stati d'animo occasionali, quello è il momento in cui si munisce di coltello e ferisce il vicino. Il vicino, non il prossimo.
La follia che ronza intorno al mio cervello, come una mosca che circumnaviga una merda d'aspetto interessante, mi devasta mi distrugge mi sconforta e mi eccita.

Sento un labirinto di pulsioni che si sta facendo gioco del mio ano.

Tempo qualche settimana e cambio rotta. Da merda si diventa mosca: bel passo avanti.

sabato 8 settembre 2007

Qualora Dio dovesse pervenire gli farei sentire l'odor del ferro


Quando la merda inizia a scivolarti addosso, quando l'odore penetra i vestiti la pelle la carne e ti distrugge il cervello, quando i problemi crescono, lievitano, si dilatano e tosto esplodono con contenuti di quintali di feci.
Se Dio dovesse pervenire ora, qui, in diretta su rai tre, gli farei sentire l'odore del ferro, l'odore dei detriti ferrosi che spesso occupano mente e corpo. Gli farei sentire lo schifo della vita in periferia, gli farei sentire quanto è sordo e cieco e muto e forse pure frocio. Se me lo trovassi davanti come faccio da mesi tutte le notti, se lo trovassi davanti a me di giorno quando l'uomo riempie le strade e mi da l'appoggio per oppormi, lo sfiderei a duello. Mentale, si intende. Gli direi che la sua probabilità di esistere è nulla, che quindi l'uomo credendo in lui ha mandato a fanculo anni e anni di studi probabilistici. Ma dicendogli ciò, parlandogli e sfidandolo a duello starei negando l'essenza stessa di ogni agnosticismo: non si può avere a che fare con qualcosa che si ritiene non esista.
Bella mossa Dio, hai vinto tu per ora. Esisti perchè io parlo di te, ma non è detto che vincerai per sempre. Anzi, forse un giorno riuscirò a darti la lezione che meriti.

Smettila di rovinarmi le notti e smettila di essere presente, malsano, nei giorni.

Possa qualcuno stramaledirti.
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