Lo so non dovrei. Ma in un paese schifoso senza rotta, che nel suo futuro prossimo vede solo sterco, corruzione e malcostume, condito con olio di mafia da non pronunciare, be' in questo paese io mi ritrovo a servirmi delle parole di Bagnasco (sic!) perchè coerenti, giuste e democratiche. Speravo di non dovermi mai trovare in una situazione del genere.
Nella speranza che possiate leggerlo, questo è il link da Repubblica.it
Purtroppo, col paese che cade in basso stiamo affondando tutti. La soluzione, la migliore, è riprendere le armi e fare vedere a questi fiacchi e deboli cow boy napoletani da pianura padana come funziona veramente il mondo. E far vedere loro a cosa può portare l'esasperazione, la violenza, l'odio che ogni giorno cercano di instillare nelle coscienze della gente.
E pare che nessuno - e dico nessuno - riesca a vedere la somiglianza tra le ronde e le prime squadracce fasciste. Stessi metodi, simili obiettivi.
Se si esagererà, ve lo promettiamo: ci troverete in piazza con i fucili, nelle vostre sedi con le bombe, nei boschi armati fino ai denti a difendere la nostra repubblica. E vedrete che la smetterete di far passare il 25 aprile per una festa di comunisti.
I partigiani esistono ancora. Fate attenzione.
venerdì 16 maggio 2008
lunedì 14 aprile 2008
A ciascuno il suo
Alla fine la debacle è stata oltre le aspettative. Non vorrei commentare i risultati degli altri, non vorrei andare a spulciare nei risultati degli altri.
Voglio guardare dentro di noi.
Con tutto il rispetto della provocazione linguistica. Ci siamo imbottiti di storie di froci, di ambientalismi del cazzo e di parole vuote. Abbiamo voluto catturare voti da baraccone dei gay pride e da casalinghe della val di susa. Abbiamo voluto chiuderci dentro i nostri discorsi di femminismo, di diritti civili, di ambiente.
Abbiamo dimenticato la nostra gente. Abbiamo dimenticato la gente comune, i lavoratori e gli operai, gli insegnanti e i dipendenti. Ci siamo concentrati su lesbiche, froci e cazzi vari. Abbiamo sbagliato, tutti insieme. Anche io, che magari avrei potuto dirlo prima.
Bene, ora è già tempo di ricominciare. Quello che vorrei è che questi personaggi, questi verdi da baraccone, questi figuri che credono di poter mettere al centro di un programma elettorale il diritto di omosessuali e donne, quei soggetti che non si rendono conto che la società va cambiata dall'interno e che una società civile accoglierà - sua sponte - i diritti di queste categorie, bè queste persone che si facciano da parte. Mettetevi un po' a lato e lasciateci riprendere il nostro partito di sinistra.
E voi, soggetti freakkettoni che poi fra dieci anni confluirete verso il centro, vi preghiamo: lasciateci stare. Lasciate che la sinistra torni di sinistra e che si parli delle cose serie per poter cambiare un paese. State a casa a fare cartine, preservativi, gay pride e discorsi da partito da anni 70. Vestitevi con i vostri eskimo vintage senza contenuto cerebrale, ma state a casa, nel vostro caffè o al bingo. Magari vincete.
Altrimenti la sinistra, il nostro partito di sinistra ce lo prenderemo con la lotta.
Voglio guardare dentro di noi.
Con tutto il rispetto della provocazione linguistica. Ci siamo imbottiti di storie di froci, di ambientalismi del cazzo e di parole vuote. Abbiamo voluto catturare voti da baraccone dei gay pride e da casalinghe della val di susa. Abbiamo voluto chiuderci dentro i nostri discorsi di femminismo, di diritti civili, di ambiente.
Abbiamo dimenticato la nostra gente. Abbiamo dimenticato la gente comune, i lavoratori e gli operai, gli insegnanti e i dipendenti. Ci siamo concentrati su lesbiche, froci e cazzi vari. Abbiamo sbagliato, tutti insieme. Anche io, che magari avrei potuto dirlo prima.
Bene, ora è già tempo di ricominciare. Quello che vorrei è che questi personaggi, questi verdi da baraccone, questi figuri che credono di poter mettere al centro di un programma elettorale il diritto di omosessuali e donne, quei soggetti che non si rendono conto che la società va cambiata dall'interno e che una società civile accoglierà - sua sponte - i diritti di queste categorie, bè queste persone che si facciano da parte. Mettetevi un po' a lato e lasciateci riprendere il nostro partito di sinistra.
E voi, soggetti freakkettoni che poi fra dieci anni confluirete verso il centro, vi preghiamo: lasciateci stare. Lasciate che la sinistra torni di sinistra e che si parli delle cose serie per poter cambiare un paese. State a casa a fare cartine, preservativi, gay pride e discorsi da partito da anni 70. Vestitevi con i vostri eskimo vintage senza contenuto cerebrale, ma state a casa, nel vostro caffè o al bingo. Magari vincete.
Altrimenti la sinistra, il nostro partito di sinistra ce lo prenderemo con la lotta.
giovedì 20 marzo 2008
Prove tecniche di trasmissione

Prove tecniche di trasmissione. Sto calibrando il mio cervello, siete pregati di attendere. Nel frattempo cercherò di rendere il contenuto di tutto il grande libro in pochi versi, in poche righe. In un solo passo.
Se dopo il nichilismo nazionalsocialista servisse un irrazionalismo democratico non mi stupirei poi troppo.
Ci si prova, keep in touch.
sabato 19 gennaio 2008
Intervallo - Trionfo della giustizia proletaria.
Potevano continuare ad opporsi, potevano far saltare i ponti con il tritolo e dar fuoco alle fabbriche con olio bollente, mille gradi di puro godimento e nient'altro. Nessun futuro.
La notte in cui tutto prese fuoco era ancora vicina, sembrava ancora ansimare dietro la porta del cesso. Il respiro di uomini d'azione, proletari del nuovo mondo, era forte, denso, quasi al gusto di catarro. L'allarme quella sera non suonò, tutto sembrava molto strano, finchè il magistrato non fu li per mettere una firma, mentre le ambulanze portavano via brandelli di carne e di muro verso remoti ospedali di provincia.
La notte, fu quella, in cui iniziò la rivolta socialista. La falce e il martello fecero il loro ritorno. Per strada erano tutti quelli a cui non andava bene, a cui non girava bene che il loro porco mondo dovesse ridursi in questo modo. Per strada, manganelli alla mano e visi coperti da grossi pezzi di stoffa, non c'erano le fighette rotte in culo disobbedienti da centro sociale che poi si mamma certo che porto l'immondizia e si certo mamma che lecco per terra con la lingua che ho sporcato, quelli che no agente io quel giorno ero a un sit in di forza italia a preparare il mio futuro da agente d'assicurazioni col culo dilaniato dai cactus. Per strada, quindi, non loro, ma la vera disobbedienza portata dallo stato teorico allo stato pratico: la gente aveva fame.
Il fuoco di Torino era stato per loro come la nascita di cristo per il mondo. Un' anticipazione della morte. E furono legnate e morti di sbirri, e furono calci nel culo e sangue che colava. E fu lo scontro per cambiare le cose. E fu notte, morte e devastazione. Lo sguardo del mondo si posò speranzoso sulla dolce penisola, nella speranza che, laddove l'uomo europeo seppe darsi leggi e pene, si potesse rigenerare un nuovo sistema, un nuovo pensiero.
E tra i fuochi di torino e i roghi di venezia, tra il vaticano occupato dal popolo e dio che rinasce imperterrito, tra l'odio che avvolge ogni sprazzo di ragione e il sentire comune, lì si capì che quello non era il sistema con cui continuare.
E fu allora che ci si guardò indietro e la grande democrazia d'oltremare dovette adeguarsi, chinarsi, gestire la sua crisi e iniziare a valutare la penetrazione anale, stavolta passiva.
Il mondo doveva cambiare. Qualcuno, nel gioco dei sensi, doveva morire.
Centri Mentali
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mercoledì 9 gennaio 2008
La Montagna Incantata

Sottotitolo: come esorcizzare la malattia, il potere, il demone.
Nel regno delle tenebre mi trovavo, quando la magic mountain di Thomas Mann arrivò alle mie orecchie per la prima volta. Cercavo - invero invano - di riconquistare una posizione all'interno dello scacchiere delle meraviglie internazionali, allorchè decisi che dovevo leggere e che, seguendo i consigli dell'autore a Princeton, avrei dovuto aspettare alcuni anni prima di leggere ancora.
Ora io mi trovo, mentalmente e forse anche fisicamente, nel 2034.
" Era il mese di dicembre dell'anno del signore 2007. Fu un anno etereo, con poca passione e molta dedizione al terreno, al razionale, al profitto, alla crescita. Nel rombo di tuono che pervase l'ultimo quarto dell'anno trovai la forza di riscoprire il mio essere, la mia anima, di rivalutare la mia malattia, di esteriorizzarla e di darle un nome e cognome: paura. Quando ebbi la fortuna di partecipare all'incauto gioco di rivoluzioni senz'armi, i miei occhiali erano sporchi e Thomas Mann, lui omnipresente, bussava alla mia porta chiedendo in flusso di coscienza una recensione non benevolente sui Buddenbrook.
Ma era ormai tempo di dedicarmi ad altro. E mentre un sacro e incantato amore scoppiava nel mio cuore, erompeva con potenza sublime e rivoluzionava vite usi e costumi di altri, sentii che era giunto il momento di darsi allo Zauberberg. Presi - per iniziare - una vecchia traduzione di Pocar, datata si, ma ben fatta.
Le prime pagine, come ormai è ripetuto su ogni manuale di letteratura tedesca, sono esempio da seguire di prosa letteraria. La descrizione del viaggio di Castorp verso Davos è poi qualcosa di stilisticamente perfetto.
Nel frattempo il tempo e la malattia, e il loro continuo involversi, mi davano da pensare. Il tempo, così come Mann lo vuole far sentire e la malattia, quell'alternarsi folle di Eros e Tanatos che riappare in ogni pagina del titanico romanzo. Decisi che era giunto il momento di trattare analiticamente i due concetti, di metterli per iscritto e di dare al mio flusso di coscienza la possibilità di analizzarli a dovere."
Das Ende
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